La stagione viticola 2017 sarà ricordata per l’estrema alternanza di eventi climatici che hanno lasciato un segno sulla produzione vinicola italiana, con una produzione stimata in calo del 25% rispetto al 2016.
Prendendo in considerazione alcune aree di Puglia e Basilicata, in particolare, il clima invernale 2016-2017 ha influenzato in maniera importante lo sviluppo vegetativo della vite. Le temperature di Gennaio e Febbraio, più fredde rispetto alla media, hanno creato le condizioni ideali per devitalizzare le fonti di inoculo che generano malattie e la neve che ha ricoperto i vigneti ha costituito una riserva idrica importante, con l’acqua che ha raggiunto in profondità i terreni in modo lento e graduale.
Le temperature si sono fatte più miti nei mesi successivi, caratterizzati da scarse precipitazioni. Il caldo dei primi 20 giorni di Aprile ha favorito il germogliamento, subito interrotto da forti gelate notturne dell’ultima decade del mese che hanno ridotto il potenziale produttivo. Questo ritorno di freddo è stato deleterio soprattutto per i vigneti situati in pianura e nei fondo valle, mentre ha causato meno problemi nei vigneti di collina, in zone ventilate e là dove si è ritardata il più possibile la potatura invernale che ha portato ad un germogliamento posticipato anche di 10-15 giorni. La siccità, che si è prolungata per tutta la primavera ed è proseguita per tutta l’ estate, ha costituito un fattore determinante dell’annata viticola. Se da una parte il caldo eccessivo ha favorito una forte riduzione di malattie fungine e patogeni della vite, dall’altra ha causato un grave stato di stress idrico nelle piante, aggravato anche dalla grande carenza di riserve di acqua nei terreni che ha comportato una forte perdita in peso dei grappoli. Nelle zone in cui è stato possibile utilizzare l’irrigazione di soccorso, le perdite di prodotto risultano più contenute e compensano, almeno in parte, la scarsa produzione.
La forte siccità è stata meno problematica in vigneti con portainnesti molto resistenti come i “portainnesti M”, frutto di un recente progetto di ricerca dell’Università di Milano, supportato da alcune imprese vitivinicole . Questi nuovi portainnesti che ottimizzano l’utilizzo dell’acqua, resistono agli stress idrici e riducono, in media, del 30% i consumi del prezioso elemento.
Interventi agronomici utili per ridurre gli effetti negativi dello stress idrico sono state le lavorazioni superficiali del terreno che in un’annata come questa dovevano essere limitate al minimo, evitando di far aumentare l’evaporazione dell’acqua dal suolo.
Una leggera defogliazione preventiva in post-allegagione è stata molto utile per avere meno competizione di acqua e nutrienti oltre ad un micro clima più favorevole, così come è stata molto utile la scelta di evitare di defogliare successivamente lasciando una buona parete fogliare per la protezione dei grappoli dalle scottature con conseguente minor disidratazione.
Per ridurre le scottature sugli acini, ottimi risultati sono stati ottenuti utilizzando la polvere di roccia pura Zeolite Cubana della Bioagrotech, un corroborante consentito in agricoltura biologica, composta da clinoptilolite/ heulandite 67,5 % e mordenite 32,5 %, che nella gestione integrata e bio del vigneto, in sinergia con lo zolfo ed i comuni prodotti fitosanitari, in alcune aree ha dato ottimi risultati nel controllo delle due principali problematiche che quest’anno hanno interessato i vigneti: Oidio (Uncinula necator) e Tignoletta (Lobesia Botrana).
Nonostante la vendemmia sia stata anticipata di 15- 20 giorni rispetto al 2016, i vini bianchi ottenuti, pur presentando una gradazione alcolica più alta e maggior corpo, preserveranno la loro finezza,
mentre i rossi saranno di ottima struttura, concentrazione e con tannini maturi.